mercoledì 6 maggio 2009

addio elleboro ci mancherai

vista la prematura scomparsa del nostro caro Elleboro per motivi a me sconosciuti...
cercherò di riportare in vita almeno i miei sforzi..
addio ELLEBORO ci mancherai..

domenica 3 maggio 2009

arancia meccanica

arancia meccanica si propone come un inno contro l'ultraviolenza. L'apparente esaltazione di quest'ultima, in realtà è un deliberato scacco ad essa. il tema centrale del film non è altro che la libertà di scelta. il protagonista del film ALEX (a-lex = senza legge) è stufo della vitalità esuberante e brutale, per gli atteggiamenti cn cui essa si manifesta, infatti ,come affermò il regista, è con gli occhi di Alex, che noi "leggiamo" la storia (come l'esplicito zoom iniziale ci fa capire). E tramite gli occhi del capo Drugo noi vediamo, ancora una volta, il riflesso del pessimismo radicale del regista verso l'uomo e i suoi istinti. Un'amarezza di fondo che sovraccarica di maschere ambigue e di depravazione liofilizzata il già destabilizzante romanzo di Anthony Burgess. E poco importa se si parli di Alex o dei suoi "riabilitatori". Se si parli delle vittime o dei carnefici. I ritmi coreografici visti in chiave distorta e perversa (con l'apice dell'iperbolica "sequenza-balletto" sulle note di Singin' in the Rain), vengono esaltati dal feroce approccio psicologico scelto da Kubrick per "impiantare" gli occhi di Alex nello spettatore. I tanti fuochi d'artificio che determinano il senso di straniamento prodotto dalle scenografie surreali e da Pop Art. Le luci effettate. I colori accesi e fortemente contrastanti. Le prospettive distorte. La musica classica "riarrangiata" elettronicamente da Wendy Carlos (la manipolazione del suono come allucinazione postmodernista). Il bizzarro linguaggio dei Drughi (il Nadsat, un mix di russo, inglese e slang). ln tutto questo furore registico, Kubrick riesce ad accrescere miracolosamente l'effetto di grottesco nella pulsione scopica di chi guarda il film. Anche se non bisogna dimenticare che i tempi non saranno mai maturi per decretare Arancia meccanica come il più grande sberleffo tirato alla natura umana. Le immagini finali di Alex visto come un bambino che viene nutrito col cucchiaino da una società corrotta e totalitaria cosa vi fanno pensare?? chi è la vittima ragazzi??questo è solo un assaggio del film, ma è l'essenziale per capire.. vi consiglio comunque di vederlo

venerdì 1 maggio 2009

"tour de force"

con questo video possiamo ripercorrere i capolavori di Kubrick dal 1953 al 1999
....gustatevelo..

Introduzione alla vita di un "genio"


Stanley Kubrick nasce a New York, il 26 Luglio 1928.
La sua famiglia è ebrea, di origine austriaca e risiede nel quartiere del Bronx. Il padre Jack, di professione medico, tiene particolarmente all’educazione del figlio e lo stimola continuamente ad ampliare i propri interessi, avvicinandolo al gioco degli scacchi e alla musica jazz. Stanley ben presto abbandonerà il sogno giovanile di diventare un batterista professionista, ma gli scacchi invece rimarranno una passione per sempre, spesso ripresa con diversi accenni nei suoi film. Il giorno del suo tredicesimo compleanno Stanley Kubrick riceve in dono dal padre la sua prima macchina fotografica, e si può dire che questo evento segni la svolta più importante della sua vita: seppur giovanissimo diviene un fotografo provetto ed esplora tutta New York a caccia di immagini da fissare con il suo obbiettivo, già dimostrando una ricerca spasmodica dell’inquadratura, ed un innato talento nel “fissare” il mondo attraverso le immagini. Una di queste foto viene notata: si tratta dell’immagine di un venditore di giornali affranto dalla morte di F. D. Roosevelt; la rivista “Look” la compra per 25 dollari. A diciassette anni viene assunto nello staff di “Look” come apprendista fotografo.
Tra un reportage fotografico e l’altro , mentre lavora in una New York sempre più affollata di gente che fa cinema, si appassiona all’arte dei Lumière e diventa un cinefilo accanito. Inizia a frequentare le riunioni del Moma (il Museo di Arte Moderna) dove si proiettano i classici e corre da un cinema all’altro per non perdersi nemmeno una proiezione.
A diciassette anni viene assunto nello staff di “Look” come apprendista fotografo.
Tra un reportage fotografico e l’altro , mentre lavora in una New York sempre più affollata di gente che fa cinema, si appassiona all’arte dei Lumière e diventa un cinefilo accanito. Inizia a frequentare le riunioni del Moma (il Museo di Arte Moderna) dove si proiettano i classici e corre da un cinema all’altro per non perdersi nemmeno una proiezione. I suoi autori preferiti sono Max Ophüls ed Elia Kazan. Nel 1945 sposa una compagna di università: Toba Metz, e si trasferisce al Greenwich Village, dove stringe amicizia con Alexander Singer con cui nasceranno i primi esperimenti cinematografici.